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Inviato da Mariangela Barretta il 25/1/2006 14:50:00 (1908 letture)

242Il complesso monumentale dei Santi Giuseppe e Teresa, sede dellex Convitto Antonia Maria Verna occupa uninsula del nostro centro storico gi dal 1300, anche se stato notevolmente ampliato nel Cinquecento e nel Seicento, fino a diventare la cittadella monastica, funzione conservata fino al sisma del 1980 (anno in cui la struttura era occupata dalle suore dIvrea)..

Gravemente danneggiato dal terremoto la monumentale struttura, di propriet del comune di Marigliano, stata abbandonata a s stessa: le suore, ospitate per breve tempo nella casa canonica hanno poi definitivamente abbandonato la citt, lasciando, per tutte le opere darte che il sisma aveva risparmiato allinterno della meravigliosa fabbrica.

Ebbene, molte di queste opere darte sono state progressivamente rubate: tra esse cera una tela di tale preziosa fattura che in un documento degli inizi del `900 veniva attribuita al Tiziano. Il culmine del paradosso si raggiunto allorquando una delle tele che adornavano gli altari laterali della chiesa del Verna stata ritrovata in una casa privata in occasione di un blitz antimafia a Palermo, sequestrata dalla magistratura e ancora in attesa di restituzione al comune di Marigliano.
Il ciborio dellaltare maggiore stato rinvenuto invece a Piacenza ed ora conservato nellufficio del Sindaco, una collocazione temporanea quanto inopportuna ma necessaria per preservare il manufatto artistico da un nuovo furto, in assenza di una qualsiasi struttura di tipo museale nella nostra citt.
Sparse per la casa comunale ci sono altre opere darte dinestimabile valore lasciate senza alcuna cura.

Ad ogni modo, qualche anno dopo il sisma dell80, a fronte dei numerosissimi furti, lamministrazione diede mandato di trasferire in altre chiese le opere pi pregiate, i mobili antichi furono invece affidati ad alcune associazioni di volontariato, di cui, in seguito, si sono perse le tracce. I manufatti antichi si trovano oggi in chiss quali mani. Si arriva cos al 1996, anno nel quale il Comune di Marigliano approvava e mandava in appalto un progetto di recupero (la cui denominazione rimandava in realt alla categoria di opere di ristrutturazione) che ha destato sdegno negli ambiti culturali regionali e nazionali in quanto, di fatto, avrebbero distrutto la memoria storica conservata nel palazzo. Nella fattispecie si intendeva realizzare una serie di interventi che andavano ben oltre le opere di adeguamento sismico previste dalla legge: si intendeva costruire una serie di scale ed un ascensore in ferro e cemento armato al centro del chiostro seicentesco; distruggere le capriate e i solai lignei del Settecento per sostituirli con capriate in carpenteria metallica e solai in cemento armato; eliminare dalle celle, dal refettorio, dal parlatorio, dalle cucine buona parte di archi, volte, stucchi, pitture, aperture, camini, oculi con le caratteristiche grate e roste in legno e ferro battuto per adeguare i locali a bagni, docce, palestre, uffici, laboratori, depositi di una scuola; manomettere radicalmente i prospetti, rimuovere i pavimenti maiolicati del Settecento, i marmi, le lapidi, le iscrizioni terragne, le lastre in pietra locale e gli infissi lignei barocchi. Ad ogni modo, i lavori di pseudo-recupero (affidati alla RO.MI. srl, successivamente fallita e con la quale lente ha un contenzioso in atto) furono fermati nel 1997, allorquando furono rinvenute durante i primi lavori di scavo notevoli strutture murarie di epoca medievale e reperti archeologici. Dalla sospensione dei lavori il complesso stato nuovamente abbandonato a se stesso e fatto oggetto di nuovi furti: tra laltro, la chiesa del Verna conservava le spoglie mortali dei santi Liberato e Fortunata, spoglie delle quali stato fatto scempio nel tentativo di trovare allinterno delle tombe fantomatici tesori. Tutto questo accade in una citt che ha fame di spazi pubblici e che, si dice non riesce a trovare una sua vocazione. Perch, allora, non recuperare il Verna e farne la prima tappa di un percorso museale?

Ci sono dei fondi ci spiega lo storico Giovanni Villano che potrebbero essere utilizzati per il restauro, e sottolineo restauro, del Verna. Sono insufficienti, vero, ma potrebbero essere utilizzati per la realizzazione di un primo lotto funzionale, finalizzato al consolidamento strutturale. Se il Verna crollasse, chi se ne assumer la responsabilit di fronte alla comunit e alla Storia? Chi si assumer la responsabilit politica e culturale di aver privato ingiustamente le generazioni future di un bene storico ed architettonico di tale importanza? A mio avviso, bisogna archiviare quanto gi fatto, voltare pagina e affidare un nuovo progetto, stavolta non di ristrutturazione ma di vero e proprio restauro all ufficio tecnico e alla soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio e per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Napoli e Provincia, in modo da avere enti pubblici come interlocutori con conseguente risparmio. Con i fondi a disposizione si potrebbe procedere ad un primo consolidamento della struttura e ad effettuare una necessaria campagna di scavi archeologici. Contestualmente inoltre bisognerebbe procedere a quella catalogazione delle opere darte presenti ancora nel Verna come proposto dieci anni or sono dallassessore alla cultura, Pasquale Beneduce (amministrazione Caccavale, n.d.r. )Una schedatura mai realizzata che ci consentirebbe di non disperdere ulteriormente il patrimonio mobile che, col passare degli anni diventer irrecuperabile. Il restauro poi dovrebbe essere affidato a maestranze specializzate e ditte qualificate, in modo da recuperare ogni minima traccia del passato: gli stucchi, i marmi, i legni, i paramenti tufacei e lapidei, gli affreschi che potrebbero rivelarsi sotto gli intonaci. Quanto alla destinazione duso, il complesso non assolutamente compatibile con le esigenze di una moderna scuola. Ci sarebbero mille diverse possibili funzioni compatibili con i versatili ed ampi spazi del monumento. La navata della chiesa potrebbe prestarsi a sala conferenze, e ci sarebbe posto per una biblioteca con supporti multimediali e cartacei, un museo storico e archeologico della cittInsomma la casa di tutti i Mariglianesi. Tante funzioni e servizi di cui la nostra citt, sempre affamata di spazi per attivit pubbliche, ha bisogno e che soprattutto come dicevo, compatibili con le istanze irrinunciabili di conservazione dellantica fabbrica.

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